Questo piccolo grande amore

Racconto di Elettra Gallorini
Foto di Valentina Ceccatelli dalla Gallery di PratoSfera

L’amore che gli italiani nutrono per il calcio è risaputo e il legame di questo sport con la musica spesso risulta scontato e comprende canzoni a tema, cori dei tifosi, e addirittura album incisi da calciatori.
Il trio toscano dei Sex Pizzul formato da: Irene Bavecchi, Francesco D’Elia e Simone Vassallo si è cimentato nell’impresa di unire queste loro due passioni in modo essenziale tramite l’utilizzo di synth, basso e batteria. I richiami al calcio sono evidenti già nel nome, nato dall’unione tra Sex Pistols, gruppo punk per eccellenza e Bruno Pizzul, storico cronista.
Una band, questa, che mi aveva già colpito l’anno scorso in apertura al concerto dei The Winstons. Qualche mese fa sono stata al Santa Valvola Fest e ho avuto il piacere di riascoltarli.
Premetto che io di calcio capisco poco e nulla. Quando amici o conoscenti entrano nell’argomento mi sento come quei bambini piccoli che riescono ad afferrare solo brandelli di quello che viene detto. Si sforzano di decifrare il senso generale del discorso ridendo quando gli adulti ridono e muovendo in silenzio le labbra senza sapere cosa significhino le parole pronunciate.
Però posso affermare di saper qualcosa in più sul punk e quello scarno, originale e a tratti psichedelico dei Sex Pizzul mi ha conquistata, tanto che sono tornata a sentirli al Riff Club qualche sera fa. Non c’era molta gente, e su questo mi sento di aprire una parentesi. Quando si parla di concerti si parla di cultura, della possibilità di apprezzare il frutto della passione artistica di qualcuno, di arricchirsi con quello che i musicisti hanno da offrire, di venire a contatto con l’arte, di dare spazio al confronto. Si tratta quindi di un’occasione per i molti che si lamentano che “la sera non c’è mai niente da fare” di scoprire qualcosa di nuovo e – spesso – interessante.
Il giorno dopo a casa ho pensato di far ascoltare qualche loro pezzo a mio babbo che è decisamente un appassionato di calcio.
-Babbo, ti spengo un attimo Baglioni e ti faccio ascoltare una cosa…
-Mica quella musica che ascolti te eh…
-Questa garba anche a te! È ispirata al calcio. Ascolta qualche pezzo e dimmi se cogli i riferimenti, ok?
Metto “Irina te amo”. Quando gli dico il titolo, ricorda subito la dedica che Batistuta fece durante un goal alla moglie, gridando il suo amore alla telecamera durante la finale di Supercoppa nel 1996.
-Ah, lo sai come si chiama questa band? Sex Pizzul… Pizzul, capito?
-Come il telecronista?
Il programma degli anni ‘80 “Domenica Sprint”, condotto appunto da Pizzul, era uno dei suoi preferiti e riconosce anche il ritornello presente in “Stadium” ripreso dalla sigla del programma. Poi “El tanque” ispirata a Santiago Silva e le sue non proprio eclatanti performance in campo. E “Flying Scorpio” che racconta l’ascesa di un portiere, Renè Higuita, da un’infanzia complicata al campionato mondiale.
-Ma questi non sono stati calciatori particolarmente forti – mi fa notare.
Si tratta di personaggi e aneddoti forse meno ufficiali ma più curiosi e simpatici, tra i quali anche la storia del St. Pauli, squadra dai risultati sportivi irrilevanti senza fenomeni in campo, ma guidata da impegno sociale, dalla lotta all’omofobia e al razzismo, dall’anarchia sociale e con una bandiera coi pirati come simbolo.
-Ma se questa fosse una partita di calcio…
-Bella questa idea, – mi interrompe – ma secondo me ci starebbe meglio una musica più melodica. Ora mi rimetti Baglioni?