Desideri inespressi

Un soffio, poi il profumo della cera mischiata alla fragranza dello stoppino carbonizzato emerso dalla candela. In quel momento devi giocarti il tuo desiderio, hai poco tempo prima che l’amico chieda di cosa si tratti. Qualcuno, a volte, supplica un attimo in più per pensarci, ma è tutto inutile: la frenesia di chi circonda la torta ammutolisce ogni pensiero, e sei fregato. Io non ho mai avuto di questi problemi, perché l’odore di quel gesto mi veniva contro, evocando i compleanni dell’ultima infanzia, quando io ed il mio carissimo amico, nato esattamente due giorni prima di me, festeggiavamo con tutta la classe al circolo di Coiano. Perciò il desiderio partiva e non tornava prima di un tempo utile, e la mia testa diventava un labirinto di ricordi felici. C’era una ragazza – c’è sempre una ragazza – che piaceva ad entrambi. Giocavamo a nascondino; c’era chi si nascondeva dietro i campi da tennis, chi nel casotto del campo da calcio, chi invece restava in piedi sprofondato nei ciottoli della stradina che circondava la pista di pattinaggio, a darsi un bacio, spesso due, mai più di tre, perché nessuno voleva perdere il gioco ed essere scoperto. Oggi invece mi verrebbe da rinunciare a tutto per un bacio, persino a questo enorme gioco, a quest’infinita recita; e credo di non essere il solo. Forse perché prima ci sentivamo protetti da una famiglia che ci aspettava accanto alla torta, e adesso che mamma e papà vivono altrove, vogliamo appoggiarci le labbra addosso per sentirci interi. Gli spicchi della nostra persona sono stati divorati, ed io sono, per giunta, un ciuco in matematica per capire qual è la frazione che non supera il mio intero. Mi guardo intorno e vedo bellissime ragazze in-colme, e vorrei baciarle tutte per poi trovare Lei, lei sì che mi completerà con un bacio, spesso con due, ma mai più di tre.