Una coppia semplice

Era certa di essere indispensabile e preziosa per il suo Carlo. Per questo si affrettava sempre a rientrare, quando era fuori. Voleva farsi trovare già a casa ad aspettarlo, quando lui sarebbe rientrato, dopo il lavoro. Ogni sera, mentre lei preparava la cena, Carlo stava seduto in silenzio davanti alla tv, il cellulare poggiato sul tavolino, di fronte a lui. Mentre lui mangiava, Luisa andava avanti e indietro dalla cucina, portando piatti e versandogli da bere. Ogni sabato pomeriggio uscivano insieme, si fermavano a prendere un caffè in centro, poi compravano una mantovana di Mattonella, per la cena. Avevano qualche amico che ogni tanto Luisa chiamava a telefono, quando rimaneva sola nelle serate del calcetto di Carlo, ma non ricevevano mai nessuno. Lui tornava tardi dalle sue partite e lei lo aspettava sveglia, per lavare subito i panni sporchi, che a volte non sembravano neppure indossati. Lei li lavava ugualmente, diceva sempre che Carlo la trattava come una regina e lei voleva fare altrettanto. Lo trovarono disteso in  cucina, un sabato sera, con la camicia strappata. Gli occhi sbarrati, il petto aperto da ventidue coltellate. Qualcuno del vicinato lo aveva sentito urlare e aveva chiamato i carabinieri. Luisa stava asciugando il sangue dal pavimento con uno strofinaccio, una ciocca di capelli le pendeva sulla fronte, fuori posto. Il coltello per la carne era sul tavolo, accanto al cellulare di Carlo. Lei si alzò e si pulì le mani sfregandole sul grembiule. Si guardò intorno come se cercasse qualcuno e disse al maresciallo che avrebbe pulito tutto più tardi. Erano una coppia semplice e tranquilla, nessuno avrebbe mai potuto sospettare o immaginare qualcosa del genere. Così dissero i vicini ai giornalisti, mentre guardavano fisso nella telecamera, sforzandosi di tenere un’espressione adatta.